Swami Veetamohananda

 

 

Gli Aforismi di Patanjali

(versetto 34)

 

Traduzione a cura di Amanzio Borio

 

 

Prana, l'energia vitale.

 

La scienza di oggi, la fisica in particolare, s'interroga sulla coscienza, sul legame che esiste tra la massa e l'energia, lo spirito e la materia, il soggetto e l'oggetto. Il Vedanta ha sempre riconosciuto questa unità come base di ogni esistenza e come lo scopo di ogni sapere. <E' attraverso la molteplicità e la dualità che l'unità ultima può essere raggiunta. La religione non è nient'altro che questo, ed è lo scopo di ogni scienza> ha detto Swami Vivekananda.

 

E' un fatto ben conosciuto dai ricercatori che le “parti separate” dell'universo sono tutte collegate tra loro e che l'universo è un tutto. Il Vedanta l'ha proclamato da sempre: “E' un'unica realtà che compenetra tutto l'Universo”. I mistici vedono il cosmo come una realtà indivisibile – sempre in movimento, vivente, al tempo stesso materiale e spirituale. I fisici riconoscono che la materia non è inerte ma in perpetuo stato vibratorio al ritmo delle molecole e degli atomi.

Il Vedanta dice che qualunque tipo di materia è collegata allo spirito. <Lo spirito diventa materia e la materia, a sua volta, diventa spirito; è solo  una questione di vibrazione>, dice Swami Vivekananda.

 

Un altro punto dev'essere preso in considerazione: il fatto che la coscienza è un aspetto essenziale dell'Universo.

La materia, dopo tutto, è una forma “velata” della vita. Analogamente possiamo dire che la vita è una forma “velata” o “nascosta” della coscienza. Così, la concezione vedantica della vita è molto scientifica. L'idea è che “l'atto di osservare è profondamente legato a colui che osserva”. Questo si chiama “l'intuizione”, ed è la base delle scienze e del Vedanta. I ricercatori spirituali hanno elaborato una quantità di concetti sullo spazio, il tempo, la causalità, la materia, l'energia, l'origine dell'universo e le limitazioni della ragione grazie alla meditazione. Quest'ultima affina l'intuizione e quest'intuizione “raffinata”, purificata, trascende la ragione senza mai contraddirla. Einstein  ha enunciato strani postulati grazie al pensiero purificato e al “salto nello sconosciuto” della meditazione. Gli scienziati moderni dichiarano  che esiste una particella subatomica che chiamano “pione”. Com'è vicino questo alla percezione intuitiva del Vedanta!

 

La vita e la non-vita si intrecciano e si arricchiscono reciprocamente. Tutto è vivente nell'universo – compresi i fertilizzanti chimici. Il Vedanta dice: “Tutto, assolutamente tutto si mescola nell'universo ed  è avvolto dal Signore”.

La realizzazione è il  nostro fine supremo. Il suo primo stadio è la presa di coscienza dell'esistenza dell'anima, poi viene la coscienza del cosmo, la coscienza divina e finalmente la coscienza dell'Unità.

 

Negli stati inferiori di coscienza, predomina l'interesse personale. Il senso del “bene comune”, dell'interesse generale  o del “maggior numero” si sviluppa solo negli stati superiori della coscienza. E' tra gli stati inferiori e quelli superiori che ha luogo la presa di coscienza, ed è allora che ricerchiamo valori più elevati nella nostra vita quotidiana. Negli stati inferiori di coscienza, i nostri valori sono dominati e falsati dalla paura. Mentre negli stati elevati di coscienza i valori sono basati sull'amore puro. La paura non conduce forse alla separazione e all'egoismo? L'amore puro invece ci spinge a cercare il bene comune. E' interessante vedere che la nuova generazione cerca di vivere diversamente. Ci viene chiesto di uscire dal nostro egoismo per aprirci all'interesse generale, all'uguaglianza, al senso di responsabilità, all'amore incondizionato. L'unica maniera per raggiungere l'unità è quella di ampliare noi stessi. Noi amiamo ciò con cui ci identifichiamo. Dobbiamo, quindi, identificarci con qualcosa di più grande, di più vasto per ampliarci. Prendiamo l'esempio dei membri della vostra famiglia. Più vi identificate con loro, con ciò che li riguarda – la casa, il giardino, l'ambiente, etc...più cercate di proteggerli e di amarli. Allo stesso modo, il dono di sé conduce alla coscienza dell'unità, attraverso la trasformazione di se stessi.

 

Sempre di più si tiene conto della forza dell'intuizione e numerosi settori, in particolare la produttività, cercano di utilizzare questa forza.

Come sappiamo, la manifestazione più evidente della vita è la respirazione. Alla sua nascita, lo strillo che lancia il neonato è una inspirazione ed indica che è vivo. Se l'inspirazione è il segno della vita , l'arresto della vita è considerato come un'espirazione. Il controllo della respirazione è una scienza chiamata pranayama dagli studiosi del sistema del Raja yoga. Il termine prana significa spirito o respirazione, ed il termine ayama significa controllo.

Gli studiosi della spiritualità hanno scoperto che la tecnica del controllo della respirazione gioca un ruolo importante nella salute, nella forza, nella longevità, ed in altri ambiti –  o poteri – come il controllo del mentale, la trasparenza del pensiero, la chiaroveggenza, etc.  Alcuni  ricercatori, Patanjali per esempio, hanno sviluppato questi poteri per il piacere della sperimentazione e ci mettono in guardia contro di essi. Se non sono usati correttamente, diventeranno ostacoli sulla via del nostro sviluppo personale e dell'illuminazione spirituale.

Letteralmente, prana significa “che vibra” o  “che è messo in movimento”. E' la stessa teoria  di quella delle vibrazioni. Noi conosciamo tutte le leggi di Newton sulla dinamica, l'inerzia e l'attività. Non è interessante sapere che queste leggi corrispondono ai tre elementi di Prakritisattva, rajas e tamas – scoperte millecinquecento anni prima di Cristo, da un saggio chiamato Kapila? Il substrato primordiale costituito da Prakriti è l'essenza cosmica indifferenziata. Tutto ciò che percepiamo intorno a noi può essere ridotto a qualcosa d'incomprensibile, d'impensabile, qualcosa che non può più essere scomposto in sostanza più ridotta o più sottile. Prakriti è questo substrato originale di cui sono formati gli atomi e gli elettroni.

Dalla vibrazione dei tre elementi  - o dalla loro messa in movimento -  l'intero universo viene ad esistere. E' interessante notare come il saggio Kapila non abbia ignorato il principio dello spirito dell'universo che egli ha chiamato Purusha. Così, egli sostiene che l'intero universo è il prodotto della congiunzione di Prakriti e Purusha. Prakriti rappresenta l'essenza della materia e Purusha l'essenza dell'intelligenza. C'è una relazione eterna tra Purusha e Prakriti nella creazione o nell'evoluzione.

Quando gli elementi - sattva, rajas e tamas - perdono il loro equilibrio, si sviluppa una sorta di movimento o di azione. Il primo risultato di quest'azione è chiamato mahat – il grande – il Mentale universale. A partire dal Mentale universale seguono altre evoluzioni.

L'universo, nella sua totalità, non è nient'altro che modi di manifestazioni o stati di vibrazioni.  Prakriti è la causa materiale di queste forme elementari che sono gli atomi e gli elettroni e che si manifestano in solidi, liquidi, gas, etc., secondo il grado o lo stato delle loro vibrazioni. Si tratta di un fattore ben noto a tutti.

I cinque elementi grossolani – l'etere, l'aria, il fuoco, l'acqua, e la terra – non sono altro che l'evoluzione progressiva di elementi sottili corrispondenti chiamati tanmatras: il mentale, l'intelligenza, la virtù, la pazienza e l'ignoranza. Diventa  dunque chiaro che il mondo visibile scaturisce dal Mentale universale - mahat. I materialisti sostengono la teoria che il mentale e l'intelligenza sono il risultato di una combinazione di cellule, etc. Gli studiosi spirituali hanno invece scoperto che il mentale è la causa prima della materia.

Ahamkara è un termine sanscrito utilizzato per parlare del mentale individuale. Significa letteralmente il mentale soggettivo o l'ego. Dal mentale soggettivo – ahamkara – provengono i cinque elementi sottili – i  tanmatras – poi  i cinque elementi grossolani corrispondenti. Gli elementi sottili sono le essenze o le radici dei cinque elementi grossolani. Essi non sono percepiti da occhi ordinari o al microscopio. Ora, questi elementi non possono che ricondurci a Prakriti. In verità dunque, quello che noi vediamo e che sentiamo è l'unica e la sola Realtà. Quando noi vediamo, percepiamo le vibrazioni dei colori attraverso la luce, quando udiamo percepiamo le vibrazioni del suono attraverso l'etere, e così di seguito. Gli organi di percezione – orecchie, naso, etc. - non sono che strumenti.

Tutti noi sappiamo di avere un mentale, un corpo ed un sé individuale. Per gli studiosi spirituali, una conoscenza completa e trasversale di questa entità che si chiama  “essere umano”, concede non solo la salute e la prosperità ma anche la liberazione.

Tutti noi abbiamo bisogno di energia per le varie attività della nostra vita nel mondo. L'energia che è utilizzata nell'industria, i trasporti, la comunicazione, l'uso domestico, etc. è di natura fisica esterna. Allo stesso modo, le attività corporali, tanto esterne quanto interne, richiedono energia. La respirazione, la circolazione del sangue, l'assimilazione del cibo, il mantenimento del metabolismo, tutto ciò appartiene alla categoria d'energia chiamata vitale.

Volere, sentire, sapere, e tutte le altre funzioni mentali, appartengono alla categoria d'energia chiamata mentale. Il pensiero profondo e la percezione sono dovuti all'energia intellettuale. Analogamente, le nostre attività superiori legate all'estetica, all'intuizione e alla spiritualità richiedono un tipo di energia molto fine. Così, ogni attività della vita dipende da un'energia che il pensiero filosofico indiano chiama shakti.

 

Parliamo adesso del ruolo dell'energia cosmica nella personalità umana. In che modo quest'energia trasforma se stessa in differenti forme – grossolane e sottili?

I ricercatori spirituali hanno scoperto che la Realtà, una ed infinita, era la sorgente di ogni energia cosmica. Nella sua manifestazione fenomenica, l'energia cosmica evolve in cicli dallo spirituale al materiale, dal sottile al grossolano e viceversa, come possiamo osservare nella Natura. Essi hanno dichiarato che l'uomo non è altro che il prodotto di questa energia cosmica. L'essere umano ha il potere di trasformare il grossolano in sottile, il materiale in spirituale. L'uomo deve risvegliarsi a questa Realtà e trasformare la sua coscienza.

 

Lo yoga-Vedanta ci invita tutti a vivere questa grande avventura chiamandoci <Amritasya putrah, i bambini della felicità immortale>. Più avanti, il Vedanta ci esorta: “ Sveglia! Destatevi e non vi fermate finché la Realizzazione del Sé sia raggiunta. L'uomo è essenzialmente divino, il Sé immortale! Il sé luminoso è al di là di ogni oscurità e di ogni ignoranza! “ - Aditya varnam tamasah parastat.

In questa scienza della Realtà, la totalità delle esperienze dell'esistenza è intesa come un tutto, allo stesso tempo interna ed esterna. Essa include il soggetto che esamina ed aiuta ad elevare il mentale fino allo stato di comprensione unificata, al di là della dicotomia tra soggetto ed oggetto. L'uomo comprende allora che il meraviglioso Uno spirituale – esistenza, conoscenza e felicità infinite - penetra il grossolano ed il sottile, interiormente ed esteriormente.

Questa Esistenza divina unica – la sorgente dello spazio, del tempo e della causa del mondo fenomenico – si manifesta in vari gradi nella forma dell'universo, con le sue entità fisiche e le sue forze. E' questa stessa Realtà che si fa manifesta negli esseri cosmici. E' questa stessa Realtà che si rende manifesta negli organismi complessi e semplici, negli individui, etc., in forma di pensieri, sentimenti e volontà, in forma di azioni, ragionamenti ed intuizioni, in forma di senso estetico e felicità mistica.

I diversi livelli d'esistenza formano una continuità – livello fisico, pranico, mentale e livelli superiori della coscienza. Essi sono sovrapposti gli uni sugli altri. Il mentale tocca il corpo modificando la corrente d'energia vitale o prana e viceversa.

 

Prana è allora il legame vitale tra il mentale ed il corpo. Prana è la forza vitale ed il principio stesso della vita. Quando una persona muore, l'energia abbandona il corpo, lasciandolo inerte. La respirazione è il veicolo di prana. Quando la respirazione si arresta noi diciamo che la persona è spirata, vale a dire che l'energia vitale l'ha abbandonato. Quando qualcuno è pieno d'energia, soprattutto d'energia mentale e di creatività, diciamo che egli è ispirato, a causa dell'inspirazione di prana, l'energia vitale.

Così, noi sappiamo che la respirazione influenza contemporaneamente il corpo ed il mentale. Ci sono anche un ritmo ed una frequenza della respirazione, che riflettono la condizione fisica come l'anabolismo, il catabolismo, etc.

Prana produce anche un effetto sulle nostre emozioni, i nostri stati mentali,etc. E per questo, tutto ciò che accade in una persona  potrebbe essere considerato a partire dalla sua respirazione.

 

I ricercatori materialisti sono sempre più interessati da questa energia non-fisica. Sorgono numerose domande: qual'è la reazione tra la materia e l'energia, tra l'ambito fisico e quello del fenomeno dell'energia? In effetti, che cos'è l'energia?

Einstein ha studiato la questione. Ha precisato la relazione tra energia e materia con la formula E=mc al quadrato.

Questo significa che non solo la materia e l'energia hanno una relazione ben definita, ma anche che sono intercambiabili. Tra il livello fisico e quello energetico dell'esistenza c'è una relazione profonda. Le esplosioni atomiche provano che la materia può essere trasformata in energia. Einstein ci ha  anche dato la formula che converte l'energia in materia. L'energia e la materia possono dunque essere trasformate l'una nell'altra.

A questo livello di funzionamento, che implica ciò che noi chiamiamo  prana in sanscrito, i ricercatori spirituali hanno trovato che esiste una relazione tra il corpo grossolano fisico e l'energia, cioè  prana, ed una relazione equivalente tra  prana ed il mentale.

Nelle nostre espressioni familiari, non riconosciamo forse la relazione tra il mentale e l'energia? “Senza energia” si riferisce tanto alle conseguenze d'una fatica fisica che mentale.

 

La consapevolezza della respirazione è uno studio altrettanto importante quanto l'anatomia. Non parliamo semplicemente di avere o non avere energia. Esistono differenti qualità d'energia, diverse correnti o involucri – kosas – attraverso cui essa può circolare. Essa può variare sia qualitativamente che quantitativamente.

Riflettiamo sui diversi involucri di prana spiegati dal Vedanta: le cinque forze vitali – prana, vyana, samana, apana, udana -  sono prodotte dalla combinazione di particelle attive – rajas -  d'etere, aria, acqua, fuoco e terra. Esse sono dunque oggetti materiali.

Queste cinque forze vitali costituiscono con gli organi dell'azione che sono il naso, le orecchie, etc., l'involucro vitale: pranamayakosa.  La sua natura attiva – movimenti, progressione, etc.- mostra che esso è il prodotto delle particelle di rajas.

Tra gli altri involucri, quello dell'intelligenza -  vijnanamayakosa -  che è dotato del potere della conoscenza, è l'agente. L'involucro del mentale – manomayakosa – che è dotato del potere di volontà, è lo strumento. E l'involucro vitale -  pranamayakosa – che è dotato di attività, è il prodotto. Questi tre involucri insieme formano il corpo sottile.

La corrente di energia crea e mantiene i tessuti del corpo. Il segreto della trasformazione del corpo pranico dipende dall'armonizzazione della corrente dell'energia pranica.

Le Upanishad raccontano: “Tutto ciò che noi vediamo in questo mondo proviene dalla vibrazione di prana! Grazie a prana il fuoco brucia, il sole brilla, il vento soffia e la morte si sparge sulla terra”.

Dunque, prana – lo spirito – è la causa di ogni proiezione, di ogni manifestazione. Pranayama significa letteralmente, come abbiamo già detto, il controllo della respirazione. Nei nostri sistemi individuali, noi siamo composti dal mentale, dal corpo e dallo spirito.

Quando queste tre componenti rimangono in uno stato di equilibrio o di armonia, noi siamo in perfetta salute. La malattia è un “male che dice” qualcosa nello spirito, nel mentale, e nel corpo. Pochissimi privilegiati conservano un mentale, un corpo ed uno spirito ben equilibrati.

Gli yogi possono portare questi tre elementi ad uno stato di armonia. Patanjali raccomanda il pranayama per  superare le fluttuazioni del mentale ed essere assorbiti nella Beatitudine completa.

Il corpo, il mentale e lo spirito sono l'espressione delle forze universali e degli elementi.

I tre canali del nostro sistema fisico ci sono ben noti. Ida è il canale sensoriale, pingala il canale del movimento, e sushumna è il canale situato in mezzo agli altri due e che li unisce tra loro.

 

Lo studio della natura umana rivela che la struttura spinale è la forza più importante in fisiologia. Lo studio dei due sistemi nervosi, il simpatico e il parasimpatico, è basata sulla conoscenza della struttura della colonna vertebrale.

Che cos'è la colonna vertebrale? Come sapete, ci sono trentatré vertebre che racchiudono il midollo spinale. I due canali, ida e pingala,  passano ciascuno da un lato della colonna e  sushumna passa tra loro due, attraverso uno stretto canale nel midollo spinale. Respirando correttamente, possiamo aprire questo canale.

Tra le persone comuni, questo canale è chiuso in basso. La pratica del  pranayama comporta la sua apertura.

Il sushumna si estende dal muladhara, alla base della colonna vertebrale, al sahasrara, o ghiandola pineale, nel cervello. In questo canale c'è un movimento.  Sarà il nostro sforzo a farlo funzionare correttamente che porterà l'armonia, la salute e la felicità.

Noi non viviamo né inspirando né espirando, noi viviamo grazie ad un principio differente: lo spirito. Se lo spirito è in condizioni perfette, allora tutte le parti del corpo, tutti gli organi funzionano perfettamente.

L'energia vitale ha cinque funzioni. La funzione superiore è chiamata prana, l'inferiore apana. Prana controlla il sistema respiratorio,  apana il sistema digestivo.

Poi c'è la funzione di equilibrio, e le funzioni di distribuzione e di proiezione, chiamate in sanscrito samana, udana, e vyana.

Se queste funzioni sono svolte in maniera corretta, allora il risultato è l'armonia la salute.

 

Ascoltiamo adesso Swami Vivekananda:

il sushumna, nelle persone comuni è chiuso alla sua estremità inferiore, nessuna azione può passare attraverso di lui. Lo yogi propone degli esercizi per aprirlo e permettere alle correnti nervose di spostarvisi. Quando una sensazione è trasmessa ad un centro, questo centro reagisce. Questa reazione, nel caso di centri automatici è seguita da un movimento; nel caso dei centri coscienti è seguita dapprima da una percezione, poi da un movimento. Ogni percezione è una reazione ad un'azione esterna.

Ma allora, come fa la percezione ad essere presente nei sogni dove nessuna azione esteriore interviene? I movimenti sensoriali sono come raggomitolati da qualche parte. Per esempio, vedo una città: la mia percezione di questa città proviene dalla reazione alle sensazioni generate dagli oggetti esteriori che la formano. Vale a dire che un certo movimento nelle molecole del cervello è stato prodotto dall'eccitazione dell'influsso nervoso che esso stesso è stato eccitato dagli oggetti esteriori della città. Ora, anche molto tempo dopo, posso ancora ricordarmi di questa città. Questo ricordo è esattamente lo stesso fenomeno, solo che è sotto una forma attenuata. Ma da dove viene l'azione che fa essere presenti, anche se in forma attenuata, vibrazioni similari nel cervello?  Certamente non dalle sensazioni originarie. E' per questo che appare verosimile che le sensazioni siano come racchiuse, immagazzinate da qualche parte e che, attraverso la loro messa in movimento, esse provochino la reazione attenuata che chiamiamo percezione nello stato di sogno.

Ora, il centro dove tutte queste sensazioni residuali sono, in qualche maniera, stoccate è chiamato muladhara, il serbatoio principale, e l'energia dell'azione immagazzinata, raggomitolata è la kundalini. E' probabile che l'energia motoria residua venga conservata anche in questo stesso centro, dal momento che dopo uno studio od una meditazione intensa su degli oggetti esteriori, la parte del corpo dove si trova il muladhara (senza dubbio al livello dell'osso sacro) si riscalda. Orbene, se questa energia immagazzinata viene risvegliata, se la si attiva facendole consapevolmente risalire il canale sushumna dal basso in alto, si metterà in gioco una reazione straordinaria man mano che attraverserà ciascuno dei centri successivi. Quando una minima parte d'energia risale lungo una fibra nervosa e provoca una reazione in alcuni centri, la percezione è sia il sogno, sia l'immaginazione.

Ma quando, sotto l'effetto di una lunga meditazione interiore, la grande massa d'energia immagazzinata risale lungo il  sushumna e colpisce i centri, la reazione è formidabile, immensamente superiore a quella del sogno o dell'immaginazione, immensamente più intensa di quella della percezione sensoriale. E' la percezione sovrasensibile. E quando essa raggiunge la città madre di ogni sensazione  – il cervello -  l'intero cervello, in qualche maniera, reagisce ed il risultato è il pieno fulgore dell'illuminazione, la percezione del Sé. Quando la kundalini passa di centro in centro, i diversi piani dello spirito si aprono, l'uno dopo l'altro, e lo yogi percepisce l'universo nella sua forma sottile o causale. E' solamente allora che le cause di questo universo, in quanto sensazione e reazione, sono conosciute come sono veramente, e da lì scaturisce ogni conoscenza. Essendo conosciute la cause, la conoscenza degli effetti ne risulta necessariamente.

Risvegliare la kundalini è dunque il solo ed unico mezzo per giungere alla Saggezza divina, alla percezione supercosciente, alla realizzazione dello spirito. Questo risveglio può essere provocato da diverse cause: l'amore per Dio, la grazia dei saggi che hanno raggiunto la perfezione, la potenza della volontà di analisi del filosofo. Ovunque vi sia una  qualunque manifestazione  di ciò che si chiama generalmente potere soprannaturale o saggezza soprannaturale, si tratta di una debole corrente della kundalini che è riuscita a penetrare nel sushumna. Ma, nella stragrande maggioranza dei casi, le persone sono capitate senza saperlo su un esercizio che ha liberato una minuscola frazione della riserva di kundalini. Ogni adorazione religiosa conduce, consapevolmente  o meno a questo risultato. L'uomo che crede che le sue preghiere sono esaudite, non sa che è la sua propria natura che ne ha prodotto la realizzazione. Egli non sa che attraverso l'atteggiamento mentale della preghiera è riuscito a risvegliare una frazione di quella potenza infinita che è racchiusa inattiva il lui. Così, ciò che gli uomini, nella loro ignoranza, adorano sotto nomi vari nella paura e nelle prove di ogni sorta, è, ci dichiara apertamente lo yogi, la vera potenza che sta immagazzinata in ogni essere, la madre della felicità universale, se solo sappiamo la sappiamo avvicinare. E il Raja yoga è la scienza della religione, la spiegazione razionale di ogni adorazione, di ogni preghiera, ogni rito, ogni cerimonia, ogni miracolo.

Nel trentaquattresimo aforisma sulla concentrazione, Patanjali dice: Attraverso la ritenzione e l'espulsione di prana.